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"Quando l'uomo è sincero,
quando la sua indignazione
è genuina, mossa da motivazioni
autentiche, non può perdere"
Elie Wiesel

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DICHIARAZIONE DI INDIPENDENZA DELLO STATO D'ISRAELE
In ERETZ ISRAEL è nato il popolo ebraico, qui si è formata la sua identità spirituale, religiosa e politica, qui ha vissuto una vita indipendente, qui ha creato valori culturali con portata nazionale e universale e ha dato al mondo l'eterno Libro dei Libri. Dopo essere stato forzatamente esiliato dalla sua terra, il popolo le rimase fedele attraverso tutte le dispersioni e non cessò mai di pregare e di sperare nel ritorno alla sua terra e nel ripristino in essa della libertà politica. Spinti da questo attaccamento storico e tradizionale, gli ebrei aspirarono in ogni successiva generazione a tornare e stabilirsi nella loro antica patria; e nelle ultime generazioni ritornarono in massa. Pionieri, ma'apilim e difensori fecero fiorire i deserti, rivivere la loro lingua ebraica, costruirono villaggi e città e crearono una comunità in crescita, che controllava la propria economia e la propria cultura, amante della pace e in grado di difendersi, portando i vantaggi del progresso a tutti gli abitanti del paese e aspirando all'indipendenza nazionale. Nell'anno 5657 (1897), alla chiamata del precursore della concezione d'uno Stato ebraico Theodor Herzl, fu indetto il primo congresso sionista che proclamò il diritto del popolo ebraico alla rinascita nazionale del suo paese. Questo diritto fu riconosciuto nella dichiarazione Balfour del 2 novembre 1917 e riaffermato col Mandato della Società delle Nazioni che, in particolare, dava sanzione internazionale al legame storico tra il popolo ebraico ed Eretz Israel [Terra d'Israele] e al diritto del popolo ebraico di ricostruire il suo focolare nazionale. La Shoà [catastrofe] che si è abbattuta recentemente sul popolo ebraico, in cui milioni di ebrei in Europa sono stati massacrati, ha dimostrato concretamente la necessità di risolvere il problema del popolo ebraico privo di patria e di indipendenza, con la rinascita dello Stato ebraico in Eretz Israel che spalancherà le porte della patria a ogni ebreo e conferirà al popolo ebraico la posizione di membro a diritti uguali nella famiglia delle nazioni. I sopravvissuti all'Olocausto nazista in Europa, così come gli ebrei di altri paesi, non hanno cessato di emigrare in Eretz Israel, nonostante le difficoltà, gli impedimenti e i pericoli e non hanno smesso di rivendicare il loro diritto a una vita di dignità, libertà e onesto lavoro nella patria del loro popolo. Durante la seconda guerra mondiale, la comunità ebraica di questo paese diede il suo pieno contributo alla lotta dei popoli amanti della libertà e della pace contro le forze della malvagità nazista e, col sangue dei suoi soldati e il suo sforzo bellico, si guadagnò il diritto di essere annoverata fra i popoli che fondarono le Nazioni Unite. Il 29 novembre 1947, l'Assemblea Generale delle Nazioni Unite adottò una risoluzione che esigeva la fondazione di uno Stato ebraico in Eretz Israel. L'Assemblea Generale chiedeva che gli abitanti di Eretz Israel compissero loro stessi i passi necessari da parte loro alla messa in atto della risoluzione. Questo riconoscimento delle Nazioni Unite del diritto del popolo ebraico a fondare il proprio Stato è irrevocabile. Questo diritto è il diritto naturale del popolo ebraico a essere, come tutti gli altri popoli, indipendente nel proprio Stato sovrano. Quindi noi, membri del Consiglio del Popolo, rappresentanti della Comunità Ebraica in Eretz Israele e del Movimento Sionista, siamo qui riuniti nel giorno della fine del Mandato Britannico su Eretz Israel e, in virtù del nostro diritto naturale e storico e della risoluzione dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite, dichiariamo la fondazione di uno Stato ebraico in Eretz Israel, che avrà il nome di Stato d'Israele. Decidiamo che, con effetto dal momento della fine del Mandato, stanotte, giorno di sabato 6 di Iyar 5708, 15 maggio 1948, fino a quando saranno regolarmente stabilite le autorità dello Stato elette secondo la Costituzione che sarà adottata dall'Assemblea costituente eletta non più tardi del 1 ottobre 1948, il Consiglio del Popolo opererà come provvisorio Consiglio di Stato, e il suo organo esecutivo, l'Amministrazione del Popolo, sarà il Governo provvisorio dello Stato ebraico che sarà chiamato Israele. Lo Stato d'Israele sarà aperto per l'immigrazione ebraica e per la riunione degli esuli, incrementerà lo sviluppo del paese per il bene di tutti i suoi abitanti, sarà fondato sulla libertà, sulla giustizia e sulla pace come predetto dai profeti d'Israele, assicurerà completa uguaglianza di diritti sociali e politici a tutti i suoi abitanti senza distinzione di religione, razza o sesso, garantirà libertà di religione, di coscienza, di lingua, di istruzione e di cultura, preserverà i luoghi santi di tutte le religioni e sarà fedele ai principi della Carta delle Nazioni Unite. Lo Stato d'Israele sarà pronto a collaborare con le agenzie e le rappresentanze delle Nazioni Unite per l'applicazione della risoluzione dell'Assemblea Generale del 29 novembre 1947 e compirà passi per realizzare l'unità economica di tutte le parti di Eretz Israel. Facciamo appello alle Nazioni Unite affinché assistano il popolo ebraico nella costruzione del suo Stato e accolgano lo Stato ebraico nella famiglia delle nazioni. Facciamo appello - nel mezzo dell'attacco che ci viene sferrato contro da mesi - ai cittadini arabi dello Stato di Israele affinché mantengano la pace e partecipino alla costruzione dello Stato sulla base della piena e uguale cittadinanza e della rappresentanza appropriata in tutte le sue istituzioni provvisorie e permanenti. Tendiamo una mano di pace e di buon vicinato a tutti gli Stati vicini e ai loro popoli, e facciamo loro appello affinché stabiliscano legami di collaborazione e di aiuto reciproco col sovrano popolo ebraico stabilito nella sua terra. Lo Stato d'Israele è pronto a compiere la sua parte in uno sforzo comune per il progresso del Medio Oriente intero. Facciamo appello al popolo ebraico dovunque nella Diaspora affinché si raccolga intorno alla comunità ebraica di Eretz Israel e la sostenga nello sforzo dell'immigrazione e della costruzione e la assista nella grande impresa per la realizzazione dell'antica aspirazione: la redenzione di Israele. Confidando nell'Onnipotente, noi firmiamo questa Dichiarazione in questa sessione del Consiglio di Stato provvisorio, sul suolo della 
patria, nella città di Tel Aviv, oggi, vigilia di sabato 5 Iyar 5708, 14 maggio 1948. Jewish Myspace Stuff “Zionism is not a political party. One may approach Zionism from any party, just as it encompasses all parts of the people’s lives. Zionism is the Jewish People-to-be.” Binyamin Ze’ev (Theodor) Herzl


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"Credo nel sole anche quando non splende, credo nell'amore anche quando non lo sento; credo in Dio anche quando tace". Scritta sul muro di una cantina di Colonia dove alcuni ebrei si nascosero per l'intera durata della guerra (riportata in "La tigre sotto la pelle" di Zvi Kolitz - Ed. Bollati Boringhieri)

politica estera
Israele: Natale di fuoco per le città del Negev
25 dicembre 2008

Natale. Mentre nelle chiese si parla, si invoca, si auspica la pace in Israele lo spartito suona, disgraziatamente, la solita terribile musica fatta di schianti di colpi di mortaio e di razzi Kassam.

Dopo una giornata terribile per le cittadine di quella che è definita Gaza Belt ed una notta trascorsa dalla popolazione nei rifugi o nelle 'camere sicure' delle abitazioni, è stato deciso di estendere il sistema di allarme contro gli attacchi a tutte le città comprese in un'area di 30 chilometri da Gaza.

E' il segno di un deteriorarsi della situazione che, nonostante speranze e falsi cessate il fuoco subito violati da Hamas, va davvero facendosi insostenibile.

Appare quindi opportuno testimoniare la vicinanza a quelle popolazioni israeliane, mentre altrove si pensa unicamente a festeggiare, presentando alcune testimonianze della loro vita in questi giorni.
 

E' indubbiamente un segno molto piccolo che, tuttavia, vuol essere anche una partecipazione reale al loro dolore ed alla loro mancanza di prospettive certe.


                    Ashkelon: Residents huddle in shelters 

                   Photo: Amir Cohen

<<Lo sbarramento di artiglieria sviluppato da Gaza contro Israele durante la giornata di ieri ha indotto i funzionari della difesa ad ordinare l'attivazione del 'Color Red alert' in tutte le città all'interno di un raggio da 30 chilometri dalla Striscia, comprese Ashdod e Rahat.

"Non ho mai pensato che potesse svilupparsi una situazione come questa", ha detto a Ynet Yechiel Lasry, sindaco di Ashdod. "Ho pensato che lo Stato facesse qualcosa per arrestare il fuoco, ma questo non è accaduto. Non gradisco l'idea di attivare il sistema di allarme nella città, ma dobbiamo essere preparati".

Ha detto che i residenti della città avevano già ricevuto gli opuscoli dall'Homefront Command con l'indicazione di che cosa doveva essere fatto nel caso di un attacco missilistico. Tuttavia questa non era la sua principale preoccupazione.
 
"Siamo uno Stato indipendente sottoposto costantemente agli attacchi dei razzi e non sappiamo come rispondere o reagire. Ci sono molti che circa la realtà attuale sono insoddisfatti di quanto sta accadendo", ha detto Lasry. 

"Noi non pretendiamo di essere il primo ministro o il capo di stato maggiore, ma pensiamo che si possa fare qualche cosa di meglio. L'attacco a fuoco su Ashdod non sarà l'ultimo, è soltanto una questione di tempo prima che gli attacchi si spostino a nord".

Rahat, il più grande concentramento beduino di Israele, si sta, inoltre, preparando per i possibili attacchi. Il sindaco Faiz Abu Sahiban ha detto a Ynet che una campagna informativa si terrà giovedì per spiegare le procedure di sicurezza ai residenti.
 
"Siamo preoccupati per la sicurezza dei residenti", ha detto. "Noi non ci curiamo di quanto accade a Gaza, ma soltanto di quello che accade nella nostra città. Lo Stato farà il suo dovere e noi faremo il nostro come cittadini di Israele", ha detto.



                      Rockets wreak havoc on buildings  

                     Photo: AFP

Nel frattempo il fuoco diretto su Ashkelon costretto molti dei cittadini residenti a dormire nei ripari a prova di bomba o nelle stanze fortificate. Molti hanno detto  a Ynet di non avere grandi speranze nella leadership dello State e nella sua capacità di trovare una soluzione alla loro situazione difficile nell'immediato futuro.

Shlomi Amsalem, padre di quattro bambini, ha detto che ha progettato di dormire con la sua famiglia nella loro stanza sicura quando ha preso atto del pericolo rappresentao da un colpo diretto di mortaio o di razzo. Ha espresso basse aspettative nei confronti dei militari di Israele.

"Non penso che una soluzione di forza possa risolvere questa battaglia. La soluzione può soltanto essere politica, con basse possibilità di successo", ha detto. 

Orit Ronen, una madre di quattro bambini, ha spiegato che anche lei aveva voluto dormire con la sua famiglia nella stanza sicura. "Vedevo i miei bambini reagire all'allerta e questa ansia e timore sono terribili. Non ho dubbi saranno più calmi nella stanza fortificata".
Ha aggiunto che gli attacchi incessanti avevano cambiato radicalmente le sue idee politiche. "Sono stata molto attiva nel movimento della gioventù di Meretz. Ho organizzato le riunioni fra gli ebrei e gli arabi. Ora mi definisco come sostenitore di Avigdor Lieberman", ha detto.

"Abbiamo bisogno di qualche operazione militare, dobbiamo fare qualcosa in modo da questi allarmi e razzi si arrestino. Suggerisco di far suonare gli allarmi anche a Tel Aviv e Gerusalemme, in modo da la gente capisce quanto è spaventoso", ha concluso Ronen.>>


Fonte: libera traduzione di Piero P. da Shmulik Hahad e Ilana Curiel per "Ynet.news"

Ieri


                      Sderot. Peres at Osem factory  
 
                     Photo: AP


E riescono persino a scherzarci su...


Fonte: "Arutz Sheva" - 25.12.08


Incredibilmente l'ONU condanna Hamas!
CULTURA
Gli ebrei... e 'quell'ebreo' nato oggi.
25 dicembre 2008

Oggi, giorno nel quale la cristianità festeggia la nascita di Cristo non pare fuori luogo riprodurre quello che, non molti giorni or sono, è stato scritto sulla Sua figura, esaminata sotto i molteplici punti di vista, ma che qui viene riproposta per caratterizzarla, come indicato nell'occhiello "Visto dagli ebrei".   


                            Marc Chagall, <<Crocefissione>> (1938), Art Institute of Chicago

                                   Fonte: http://www.sardegnabelarus.it/ch-04/crocefissione_bianca.jpg



<<Max Nordau, stretto collaboratore di Theodor Herzl e inventore di un giudaismo tutto muscoli, aveva le idee chiare: <<Gesù è l'anima della nostra anima...chi potrebbe separarlo dal popolo ebraico?>>.
Un'affermazione tanto più sorprendente in un laico incallito come Nordau. D'altrode proprio la nuova visione del sionismo imponeva di fare i conti con la realtà storica e anzi di rivendicare anche le eredità più ingombranti.
<<San Pietro -aggiungeva Nordau- rimarrà l'unico ebreo che abbia detto di questo discendente di Davide: "Io non conosco quest'uomo">>
Era il 1899, e i tempi erano maturi per una trasformazione dell'atteggiamento ebraico verso Gesù.
Per centinai di anni il giudaismo rabbinico era stato profondamente a disagio di fronte alla fede nel giovane maestro di Nazareth. Gesù era considerato un personaggio marginale, forse uno studente della Torah troppo indipendente e inquieto, con una pericolosa passione per i sortilegi, ed è quasi inutile cercare, nelle testimonianze rabbiniche, tracce del Gesù storico, perchè via bbondano le leggende, i ricordi in parte deformati, o le pure invenzioni di fantasia.
Le poche allusioni al maestro di età tardoantica, e le puntate polemiche dei pensatori medievali, nacquesro di solito come reazione a suggestioni provenenti dal campo cristiano. Fu una strategia, per così dire, di minimalismo teologico, se non di vera e propria reticenza, che mirava a conservare l'indipendenza del giudaismo nei confronti di un cristianesimo divenuto ben presto una grande forza, anche mondana.
Il cambiamento giunse col positivismo ottocentesco e con la speranza, o pretesa, della scuola storicista di misurare lo spessore esistenziale del protagonista dei Vangeli. Il grande teologo protestante Julius Wellhausen, il padre della ricerca filologica sulle fonti bibliche, riassunse la nuova prospettiva in una frase che fece epoca: <<Gesù non era un cristiano, ma un ebreo>>.
Dal canto loro, gli ebrei tedeschi, che si erano lanciati nella corsa alla modernizzazione, accettarono la sfida con entusiasmo. Cominciò un "ritorno a casa" di Gesù, una riscoperta, o meglio una riconquista di tutto quanto vi era di ebraico nella narrazione dei Vangeli.
La posta in gioco era non solo di carattere scientifico. Riflettere sul giudaismo di Gesù era un modo per ridefinire l'ebraismo e scrollarsi di dosso l'accusa millenaria di essere una religione formalista e sterile. Abraham Geiger, uno dei primi ebrei a occuparsi scientificamente del rapporto tra predicazione di Gesù e cultura rabbinica, affermò platealmente che Gesù era stato un fervido esponente della cultura farisaica. Il cristianesimo, egli sosteneva, era nato solo più tardi, quando Paolo aveva annacquato il monoteismo di Gesù con elementi ellenizzati.
Questa dicotomia tra un Gesù figlio del proprio popolo e leale verso di esso, e un cristianesimo plasmato dalla figura di Paolo, fece scuola. Accantonati i toni polemici di Geiger, generazioni di studiosi, soprattutto di origine ebraico-tedesca, esplorarono gli insegnamenti, i dubbi, e l'utopia di un Gesù visto, di volta in volta, come agitatore atiromano, intransigente maestro di morale o taumaturgo vicino alla gente comune. Leo Baeck, Martin Buber, David Flusser, Schalom Ben-Chorin non sono che alcuni dei teorici di questa umanissima, ma rigorosamente non messianica, ebraicità di Gesù.
Col tramonto del giudaismo tedesco, dopo la Shoah, tale modello interpretativo ha inevitabilmente perso di energia.
Del resto, il punto debole di un simile approccio storicistico è, paradossalmente, proprio il rischio di risultare antistorico. E' davvero possibile, ci si chiede con sempre maggiore insistenza, ricostruire un Gesù ebro, indipendentemente dal kerygma, ovvero dall'intenzionalità dell'annuncio evangelico? Non è forse questa l'ultima delle illusioni del razionalismo ebraico tedesco?
Tra i giudizi critici oggi più ascoltati vi è quello di Jacob Neusner, rabbino e professore americano, salito all'onore delle cronache per l'ampio spazio che Joseph Ratzinger-Benedetto XVI gli ha dedicato nel suo libro su Gesù di Nazareth. La lettura del
Discorso della montagna, proposta da Neusner, è per certi versi il commiato definitivo dal Gesù ebreo. Per Neusner, il "discorso" non è infatti conciliabile con gli insegnamenti del giudaismo del I secolo, ma un testo di rottura, documento di una teologia cristiana già matura e indipendente. Se fosse nato allora, Neusner si sarebbe rifiutato di seguire Gesù e i suoi discepoli.
Ma, come sempre avviene nel giudaismo, nemmeno questo è il punto di vista ebraico su Gesù. E' solo l'opinione di un ebreo, una voce tra le tante.>>


Fonte: Giulio Busi su "Domenica - Il Sole 24 Ore" - 21.12.08 

Si può convenire o meno con quanto espresso dall'estensore (magari sottolineando la non eccessiva sensibilità di quando definisce il giudaismo tedesco "tramontato" a causa della Shoah...), tuttavia resta il fatto, del tutto incontrovertibile che quella Chiesa nata proprio dal Cristo molto spesso, e già dalle origini, si è disgraziatamente caratterizzata come una componente della società antisemita.

Certo i tempi sono cambiati, almeno in parte e il fatto che anche il Papa Benedetto VI ipotizzi un suo viaggio in Israele il prossimo maggio lo lascia sperare, tuttavia proprio oggi non si può non dimenticare che dalla nascita di Gesù è scaturito quel fenomeno che ha portato all'aberrazione ultima della Shoah. Per sottolineare come, a volte e gli esempi non mancano anche nell'attualità, una certa dose di religiosità esasperata e incapace di comprendere gli "altri" possa provocare danni che neppure il tempo è in grado di cancellare. 

Detto questo mi preme aggiungere che, per un una decina di giorni sarò assente, perchè per la prima volta e con un'emozione davvero indescrivibile unita ad un profondo desiderio di conoscere quel popolo, sarò in Israele.

Non si tratterà di un pellegrinaggio perchè tante,  troppe volte, proprio queste manifestazioni di devozione cristiana si sono trasformate in strumenti acritici nei confronti di Israele.

Andrò, quindi, in Terra Santa in una maniera molto laica e con gli amici dell'Associazione Italia-Israele per cercare di capire (almeno in piccola parte) un po' di più di quel popolo e di quella piccola-grande Nazione.

Ascoltando e parlando con chi in Israele è di casa e dei problemi di Israele conosce tanto e tanto può dire.

Guardando ed 'impregnandomi' di quella terra dalla quale, lo si voglia o no, 'tutto ha avuto origine'.

A tutti gli amici, in particolare alla dolcissima Ariela, che mi hanno gratificato e sostenuto con le loro parole e a tutti coloro che avranno la bontà di passare di qui lascio di cuore i miei più sinceri auguri di sereno e buon Natale e di un sereno 2009... rassicurandoli che li porterò sempre nel cuore.
 

Osservazioni sparse...

<<Quest’anno il calendario fa coincidere oggi Chanukkà con il Natale. Non avviene molto spesso, per quanto le due feste, malgrado le evidenti differenze, abbiano anche qualche affinità e lontane radici comuni (si pensi solo al fatto che entrambe cadono il 25 del mese). Il rapporto ebraico con il Natale è stato sempre complesso, soprattutto in tempi di forte ostilità cristiana antiebraica. Per esempio c’era, e forse c’è ancora, chi, in segno di lutto, non studiava Torà la notte, passandola a giocare a carte, con il risultato paradossale di fare alla fine le stesse cose
degli altri. Ma, secondo quanto mi ha raccontato un notissimo rabbino di Yerushalaim, nella Varsavia del 1930 la maggioranzadegli ebrei aveva in casa l’albero di Natale, giustificandolo con una certa disinvoltura come un uso culturale-nazionale piuttosto che religioso. Proprio nei giorni della festa ebraica che celebra la lotta contro l’assimilazione queste contraddizioni vengono a galla (come l’olio) e pensando a queste storie e al clima di oggi appare ben evidente come il nostro rapporto con gli altri sia strettamente legato a come gli altri si comportino con noi>>. 

Riccardo Di Segni, rabbino capo di Roma


<<Questa settimana, la settimana di Chanukkà, nel Mall di Washington di fronte alla Casa Bianca, si erige una grande Chanukkià. Il Mall è quel grande spazio verde al centro della capitale americana, attorno al quale si affacciano i maggiori centri del potere istituzionale e molti dei maggiori mausolei della memoria collettiva del paese che costituisce (tuttora) il primario polo di riferimento della civiltà occidentale. Lunedì mattina il notiziario televisivo americano iniziava con l'annuncio "Oggi è il primo giorno di Chanukkà " e terminava con l'augurio, nell'ordine, "Felice Chanukkà e Buon Natale".
Tutto questo è un poco come se, circa 2200 anni fa, una grande Chanukkià fosse stata posta sull'Acropoli di Atene di fronte al Partenone, nel fulcro della civiltà occidentale di allora. Non la profanazione del Tempio in Gerusalemme da parte degli Ellenici, magari con l'approvazione degli Ellenizzanti, ma la pacifica metabolizzazione della simbologia ebraica da parte della cultura dominante, allora in Atene, buffa ipotesi, oggi a Washington, concreta realtà. La condizione ebraica è diversa nel presente rispetto al passato, anche grazie a quegli ebrei che, allora come oggi, hanno saputo combattere per l'affermazione della propria civiltà>>

Sergio Della Pergola, demografo, Università ebraica di Gerusalemme


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permalink | inviato da Piero P. il 25/12/2008 alle 0:1 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa
politica estera
Israele. I cristiani via dalla terra dove è nato Gesù
24 dicembre 2008

I cristiani se ne vanno dalla Terra Santa ed in particolare da quella città che è stata il luogo di nascita di Gesù.

L'analisi di questo fenomeno, che ha le caratteristiche di un cero e proprio esodo, sono già apparse in alcuni post dei giorni scorsi nei quali la situazione veniva analizzata da giornalisti italiani.

Si riporta oggi qunato scrivono due giornalisti britannici rilevando come le cause di questo fenomeno siano, ancora una volta, attribuite al disagio provocato dai controlli israeliani e alle difficoltà di spostamenti tra Israele e la West Bank dovuti alla presenza della barriera di sicurezza, ma ancora una volta emerge la tendenza della componente araba a non accettare facilmente quella minoranza cristiana, quella che, a quanto pare, viene vissuto come una sorta di 'corpo estraneo' in un'area completamente islamica.


A Palestinian Christian woman lights candles in the Latin Patriarchal Seminar "Bishara" church in the West Bank town of Bethlehem


 

A Palestinian Christian woman lights candles in the Latin Patriarchal Seminar "Bishara" church in the West Bank town of Bethlehem (Quique Kierszenbaum)

The Independent



<<
Il servizio mattutino nella chiesa latina di Beit Jala è frequentatissimo, la congregazione entusiastica fatta di generazioni che riempiono le navate laterali e che si rovesciano dalla porta, una testimonianza potente di credenza e fede.

Ma, dato per molti degli adoratori di questo sobborgo di Bethlehem il desiderio principaleè quello di assicurarsi il futuro all'estero, unendosi a un esodo cristiano dalla terra della Bibbia.

Secondo Victor Batarseh, il sindaco cristiano di Bethlehem, la percentuale di cristiani qui è crollata dal 92 per cento nel 1948 al 40 %. "È un fatto triste, ma rimane un fatto, che molti cristiani se ne stanno andando", dice. Uno dei motivi è che i Musulmani si stanno prendendo le terre dei Cristiani, mentre le Autorità Palestinesi fingono di non vedere.

Bethlehem inoltre è stata, inoltre,  influenzata negativamente dalla 'barriera di separazione' di Israele che provoca difficoltà economiche diffuse sia fra i musulmani che fra i cristiani.

Yusuf Nassir 57, sta cercando una strada per emigrare. "Il problema è che siamo una minoranza e le minoranze soffrono sempre nei periodi come questi. La mia casa è stata attacata [dai Musulmani] non ho ottenuto niente. C'era una disputa fra un ragazzo musulmano e uno cristiano, questo si è trasformata in una lotta comunale ed allora circa 70 uomini ci hanno circondato. Mia sorella è stat ferita. Mi hanno detto 'dovete andarvene per la sicurezza della vostra famiglia' , ma trovare i soldi non è facile", dice. "Inoltre dei soldati israeliani mi hanno sparato, una volta mentre stavo guidando un'automobile. La pallottola mi ha mancato per circa 25 centimetri. "

Ma è il muro che ha distrutto il mio commercio. Ora devo pagare $120.000 d'affito. Ho dovuto licenziare il personale ed altri commercianti qui intorno hanno dovuto fare la stessa cosa. Questo si aggiunge alla disoccupazione ed ai problemi sociali che ci sono qui".
 
Nicola Lolas, un parrucchiere di 38 anni, ha lasciato per andare negli Stati Uniti con sua moglie, Marian, di 30 anni. Racconta: "Quello che stiamo vedendo è un'estorsione organizzata da alcuni Musulmani. Forse si tratta di poca gente, ma l'effetto è molto brutto. So di due casi, uno relativo ad un medico ed un altro ad un parrucchiere, dove le donne dalle famiglie Musulmane sono andate a lungo come pazienti, poi li  hanno accusati di comportamento improprio perché gli uomini le hanno toccate.

"In ogni caso sono stati costretti a pagare un compenso anche se non hanno fatto niente di male. Sono un parrucchiere ed è soltanto una questione di tempo prima che provino a farmi qualcosa di simile. Piuttosto vorrei usare i miei risparmi di una vita per provare a costruire una nuova vita in America che dà questa opportunità alla gente".

La famiglia ha viaggiato in California con visti turistici, ma mr Lolas spera di ottenere una "green card" che gli permetterebbe di lavorare. Mrs Lolas dice: "L'economia locale è in difficoltà a causa del muro ed inoltre s'interessa di altre cose più che delle nostre vite. Per esempio io non posso portare i miei bambini alla spiaggia a causa dei checkpoints ed abbiamo lo stesso genere di problemi anche per andare a Gerusalemme. Inoltre ho notato che come donna cristiana vengo insultata molto più dagli uomini Musulmani di quanto io faccia".

Alla chiesa latina, padre Ibrahim sottolinea come sia errato incolpare l'intera comunità Musulmana a causa delle azioni di alcuni. Alcune delle famiglie Musulmane che prendono le terre cristiane, precisa, ha perso le loro proprie case a Hebron, una fortezza dei coloni ebrei della linea dura. "Queste divisioni sono realmente offensive per la nostra società,", dice. " Ma ci sono problemi che devono essere risolti. Sempre più la gente se ne sta andando. Sarebbe una tragedia se la comunità Cristiana sparisse dalla Terra Santa".

Ma c'è una luce di speranza sul fatto che l'esodo possa essere fermato. Secondo il sindaco, Mr Batarseh, un fattore che potrebbe arrestarlo è una crescita del turismo; dice che 1.5 milioni di pellegrini hanno già visitato la città nel 2008 - presumibilmente l'anno migliore dall'inizio del intifada nel 2000. Ha contribuito a diminuire la disoccupazione del 50 - 20 per cento riempiendo gli hotel, o a avvicinarsi alla loro capienza massima di 5.000 stanze per il questo Natale.

Mr Batarseh ha detto ieri che pochi cristiani stanno pensando di lasciare la città; "la nuova situazione a Bethlehem è dovuta al miglioramento del turismo ed al leggero miglioramento dell'economia". Il sindaco dice persino che alcune famiglie stanno provando a ritornare, ma teme che la burocrazia israeliana renda difficile il loro registrarsi di nuovo nella Terra Santa. 

Padre Ibrahim, insiste sul fatto che l'occupazione israeliana della West Bankt è il fattore principale che spinge i Cristiani ad andare via, è meno ottimista circa le ragioni che li spingono, sostenendo che si tratta  di Cristiani con abbastanza soldi da andare hanno agito in tal modo, lasciando i più poveri indietro. Né convincono le affermazioni di Mr Batarseh che è abbastanza soddisfatto dell'andamento dell'economia cittadina, perchè questa deve fare i conti con una serie di fattori negativi: l'occupazione; la perdita di terreno agricolo inghiottita dagli stabilimenti ebrei vicini; e la barriera che circonda gran parte della città. "Se fosse là per sicurezza non sarebbe stata costruita all'interno di aree Palestinesi"; e ancora il divieto di Iraele di concedere dei permessi alla maggior parte dei cittadini di Bethlehem che vogliono lavorare a Gerusalemme.

Tuttavia l'umore - evidentemente guardingo - di incoraggiamento fra gli albergatori ed i commercianti Cristiani era inequivocabile quanto il taglio freddo della brezza di inverno sulla Manger Square cittadina fuori della chiesa della natività. All'hotel Paradise ricostruito dopo che è stato occupato dalle truppe israeliane per i 22 giorni ed era stato chiuso a partire dal 2002 fino al 2006, il proprietario Cristiano, Basil Abu Aita, 70 anni, dice che è riuscito a riempire le sue 177 stanze completamente durante la festa, la maggior parte con i Cristiani dArabo-Israeliani; ha aggiunto che le prenotazioni per l'anno prossimo sono buone. Ma l'albergatore riecheggia quasi ogni uomo d'affari di Bethlehem quando dice: "Se l'occupazione di ciò che gli israeliani hanno preso nel 1967 finisce la maggior parte dei nostri problemi sarà risolta". 

Effettivamente Mr Bartaseh sostiene che fino a sei volte altrettanti ospiti potrebbero rimanere a Bethlehem se la città ne avesse la capienza ed i lunghi ritardi per gli ospiti che passano attraverso il checkpoint di Gilo non trattenessero alcuno dal rimanere durante la notte. Molti ospiti sono soggiornanti di giorno che restano nei climi più caldi del Sinai egiziano, come la famiglia Theunissen del Belgio. Potrebbero ritornare per un periodo più lungo in futuro, dice Susan Theunissen, un architetto. Dopo tutto, aggiunge: "E' qui che la nostra cultura ha avuto inizio".>>

Fonte: libera traduzione di Piero P. da Kim Sengupta and Donald Macintyre per "The Indipendent" - 24.12.08

CULTURA
Israele Incredibile. Nuovi ritrovamenti archeologici: centinaia di monete d'oro!
23 dicembre 2008

Ancora una straordinaria scoperta archeologica in quel 'sito' piccolo da un punto di vista geografico, ma apparentemente senza fondo rappresentato da Israele.

Anche in questo caso, come nei giorni scorsi, a venire alla luce sono state antiche monete risalenti al settimo secolo che, tuttavia, presentano la caratteristica di essere d'oro,  molto numerose (più di duecento) e di presentarsi in ottimo stato di conservazione, quasi fossero state appena coniate.

Altra caratteristica che accomuna questo ritrovamento a quello recente relativo al mezzo siclo è il fatto che la 'scoperta' è avvenuta ad opera di un volontario, in questo caso una ragazza britannica, che partecipa alle operazioni di scavo.
 


 


                            Nadine Ross e le monete d'oro trovate (video)

<<Si parla di un nascondiglio per il tesoro di  Hanukka...

Centinaia di monete d'oro del settimo secolo sono state, infatti, scoperte in uno scavo archeologico appena fuori dalle mura della Città Vecchia di Gerusalemme. Ne ha dato l'annuncio ieri la Israel Antiquities Authority.

L'nsieme di 264 monete d'oro è stato scoperto domenica da una turista britannica che svolge attività di volontariato nello scavo del parcheggio appena fuori del Dung Gate, nell'antica Città di David.

Il ritrovamento è "uno dei più grandi e importanti" tesori di monete mai scoperti a Gerusalemme ed è di gran lunga il più grande ed il più importante del suo periodo, secondo il Dott. Doron Ben-Ami, direttore dello scavo. 

Il nascondiglio delle monete di era Bizantina è stato scoperto in mezzo a delle rovine di una costruzione del settimo secolo dove, il mese scorso, era stato trovato un orecchino d'oro, vecchio di 2.000 anni e attribuibile all'era romana. Il nascondiglio, probabilmente, era stato ricavato in una nicchia scavata nella parete dell'edificio.

Le monete mostrano l'immagine dell'imperatore bizantino Heraclius, rappresentato con vestiti militari e con una croce nella mano destra. Egli ha regnato fra il 610 e il 641 CE.

L'unico altro ritrovamento del genere era stato scoperto a Gerusalemme ed aveva 'reso' cinque monete d'oro puro.

Il volontario responsabile di quest'ultimo ritrovamento, Nadine Ross di Birmingham, stava lavorando sul sito dal mese passato ed era giunta alla settimana finale del suo soggiorno in Israele.

"Si tratta di una cosa stupefacente da trovare. Io sono stata qui soltanto quattro settimane", ha detto, con le mani piene di monete gialle luminose che sembravano appena uscite dalla zecca.

"Passare attraverso un'esperienza come questa è qualcosa simile a un sogno. Non penso che chiunque a casa lo crederà".

Il valore monetario corrente delle monete non è ancora stato definito>>.

Fonte: libera traduzione di Piero P. da Etgar Leftkovits per "Jerusalem Post" - 22.12.08

politica estera
Israele. Cristiani in via di estinzione nei territori governati dai Palestinesi... e il Patriarca di Gerusalemme se la prende con l'"assedio" di Gaza!
23 dicembre 2008

Natale e 'luoghi santi' per il cattolicesimo: come sempre tristezza e angoscia. Apparentemente, ma le cifre dicono che l'apparenza non inganna, c'è una 'fuga' dei cristiani dalle loro terre che, in gran parte, ricadono -è il caso tipico di Betlemme- nelle aree controllate dall'Autorità Palestinese.

La rabbia dei cattolici c'è e si sente, ma tende a trascurare il fatto che non sono la barriera di difesa e i check point israeliani a determinare tutto questo, ma un islamismo che -a volte anche con la violenza e proprio là dove dovrebbe manifestare il suo volto più moderato- li sta di fatto facendo scomparire.

Allora non si può che rimanere sbigottiti ascoltando le preoccupazioni del Patriarca Latino di Gerusalemme che, più delle condizioni del suo 'gregge' si preoccupa di quello che definisce "un assedio" che Israele (non poteva mancare la denuncia di Israele neppure quest'anno, evidentemente!) sta 'perpetrando' nei confronti degli abitanti di Gaza.

Apparentemente, e questo appare di una gravità indubbia, senza preoccuparsi di quello che provano le popolazioni civili di Israele che sono sottoposte quotidianamente al bombardamento da parte degli "assediati" di Gaza.

Tanti, troppi dubbi suscitano questi atteggiamenti che non vanno oltre l'auspicio di una 'riconciliazione' tra le due anime dei rappresentanti palestinesi che più diverse non potrebbero essere (o è forse il caso di cominciare a pensare che tutta questa differenza non esista?).

Queste le notizie nel dettaglio da fonti che, come si potrà notare, vedono il problema secondo ottiche decisamente diverse:



«L’Europa deve capire due cose, e decidersi a reagire: il mondo palestinese rischia di restare vuoto di cristiani, la forza di Hamas ci mette in pericolo ancora più di prima (e non eravamo certo in una situazione invidiabile); e in secondo luogo, però, la gente di buona volontà sappia che qui non troverà la solita paura: il nuovo patriarca ci dà una forza nuova». Tuttavia, sono occorsi diversi giorni per trovare alcuni cristiani che ci raccontassero l’angoscia dei cristiani palestinesi e specialmente di quelli di Betlemme.

Alla vigilia della festa per eccellenza, quella della nascita di Gesù, sulla soglia della Chiesa della Natività dove con emozione i pellegrini scendono nella grotta, c’è la consapevolezza che il futuro potrebbe essere ancora più buio: sulla piazza l’albero di Natale, si prepara la solita Messa solenne, ma nella città di Cristo, i cristiani oggi sono appena il 20 per cento; nel 1990 rappresentavano il 90 per cento degli abitanti. Ramallah ed El Bireh, sempre nel West Bank hanno subìto un attacco.

E Gaza è addirittura sotto la minaccia continua e presente di assassinii ed esplosioni da parte delle organizzazioni estremiste islamiche che la dominano: Hamas e al suo fianco la Jihad Islamica e i gruppi salafiti Jaish al Islam e Jaish al Umma.

I cristiani nella Striscia sono circa 3mila e una campagna di violenza senza precedenti li perseguita. Dopo svariate esplosioni della Libreria della Palestinian Bible Society, il suo proprietario, Rami Khader Ayyaad fu rapito e poi ucciso l’ottobre dell’anno scorso. Adesso le scuole delle suore sono esplose un paio di volte, e mentre parliamo con un amico di Betlemme, gli arriva una telefonata da alcune «sister» della Scuola del Rosario di Gaza: il loro cancello è saltato per aria circa due settimane fa. In pratica, quasi tutte le scuole e le biblioteche cristiane di Gaza sono saltate per aria.

«Vede - mi dice l’amico - il governo di Hamas anche se formalmente si dichiara contrario, è fanaticamente islamista: ciò significa che segue la norma teocratica o della conversione forzata o della riduzione a dhimmi, a cittadini di serie B, dei cristiani».

Parlo con una donna: «Se il 9 di gennaio, quando scadrà il mandato di Abu Mazen, nel West Bank Hamas riuscisse a sovrastare Fatah, là peggiorerebbe molto la condizione di vita per noi già molto difficile ad esempio per gli abiti occidentali, per lavoro in ambiente misto, per il semplice fatto di essere cristiana: ci sarebbero leggi islamiche sull’abbigliamento «pudico» (cosa che preoccupa anche le mie amiche musulmane), sulla vita separata fra sessi dalla più tenera infanzia, sull’onore. Si immagini che fine farebbe il turismo delle donne cristiane. Provi a pensare cosa sarebbe per i pellegrini a Betlemme viaggiare dove le regole alimentari sono tassative, dove l’alcol è punito. Hamas è forte anche nel West Bank; se il suo potere si stabilizzerà anche da noi, prevedo una forte emigrazione».
 
La nostra amica non ha dimenticato quando due ragazze sui 20 anni furono uccise nel quartiere cristiano di Beith Jalla per «motivi di onore». Ricorda che l’autopsia, per unire la beffa all’orrore, le trovò vergini. Un giovane commerciante sottolinea che un fenomeno abbietto è stato il sequestro delle terre dei cristiani travestito da acquisto o da cessione, e sancito spesso dalle autorità con falsi documenti.

«Se la versione ufficiale parla sempre di armonia e di solidarietà - dice - anche se il sindaco di Betlemme è cristiano, la verità è che ci hanno rapinato delle nostre proprietà. E noi abbiamo taciuto per paura. A un mio amico che rivendicava il suo terreno, i nuovi proprietari, tra cui un papavero dell’Autorità, dissero mostrando la pistola: “Questo è il nostro contratto”».

Adesso, però, c’è una qualche nuova speranza. Abu Mazen ha promulgato una precisa conta e delimitazione delle proprietà e ne ha spostato l’urgenza da Ramallah a Betlemme. «Io credo - racconta un cristiano che parla con la finestra chiusa - che stia facendo effetto l’atteggiamento del nuovo Patriarca, ovvero Fuad Twal, un prete ecumenico e un diplomatico cresciuto in Vaticano».

Tre settimane fa è apparso a una tv privata e ha detto: «Noi cristiani non siamo deboli come immaginate, le aggressioni devono finire, tutto il mondo ci guarda perché questa è la Terra Santa. «Questo sacerdote - continua - ha la prudenza del diplomatico, ma anche l’orientamento apostolico: è patriota perché gli israeliani ci creano problemi con il muro di sicurezza, i check point, i permessi, ma l’islamismo ci vessa per motivi religiosi. Twal non vuole vedere il suo gregge disperso e umiliato, svanire. Siamo qui da sette secoli prima di loro, e non dobbiamo soffrire di un complesso di inferiorità».

«Siamo schiacciati socialmente e fino a ora abbiamo taciuto. Ora basta, dobbiamo farci rispettare. Aiutateci. O volete una Betlemme senza un cristiano?»>>.

Fonte: Fiamma Nirenstein per "Il Giornale" - 23.12.08

E ancora:

<<È un Natale triste per i cristiani di Betlemme e dintorni, nella Cisgiordania e ancor più per quelli di Gaza che vivono sotto Hamas. Nella città natale di Gesù la componente cristiana contava nel 1990 una maggioranza del 90 per cento ed è oggi un mero 20 per cento, sempre più in fuga verso paesi lontani, come per esempio il Cile.

Un recente articolo del giornale palestinese Al-Ayyam, riportato dall’israeliano Jerusalem Post, fa notare come papaveri delle forze di sicurezza o dei clan più potenti mettano le mani sulle terre dei cristiani, obbligandoli a venderle, ingannandoli con false registrazioni di documenti e minacciandoli sia a Betlemme sia a Ramallah e ad Al-Bireh.

Sono vita quotidiana l’intimidazione e la violenza, morali e fisiche, alle persone, agli edifici, ai costumi della comunità e in particolare alle donne cristiane, minacciate e abusate, a volte costrette a convertirsi con matrimoni non desiderati. La versione ufficiale, tuttavia, racconta sempre di armonia e di solidarietà nazionale.

Ma l’articolo di Abd al-Nasser al- Najar su Al-Ayyam, come del resto è stato testimoniato molte volte, lamenta che l’Autorità «non ha mai intrapreso alcuna azione costruttiva» e che le miriadi di ong (quelle che in genere parlano dell’occupazione, ndr) di stanza nella Cisgiordania non si sono mai fatte sentire.

Ma il silenzio più grave è quello sulla sistematica campagna di persecuzione a Gaza. I militanti islamici che hanno preso il potere nel luglio 2007 hanno intrapreso una campagna di violenza che prende di mira i 2-3 mila cristiani della piccola comunità della Striscia. L’anno scorso fu attaccata con la dinamite la Libreria dell’insegnante, appartenente alla Palestinian bible society, associazione biblica palestinese. Il negozio esplose nell’aprile 2007, il suo proprietario, il giovane Rami Khader Ayyaad, fu rapito in pieno giorno e poi ritrovato morto il 7 ottobre 2007. Io ho incontrato la moglie fuggita a Betlemme con un neonato in braccio.

Nel 2008 una serie di attacchi ha preso di mira soprattutto le istituzioni educative: la scuola delle suore Rahabat al-Cardia nel quartiere Tel al-Hawa di Gaza City, la American international school di Beit Lahiya sono tutte e due esplose varie volte, fino al maggio 2008.

E poi la Zahwa Rosary sisters school e la scuola di Al-Manara, ambedue a Gaza City; così pure la Biblioteca dell’Ymca e un cimitero cristiano. L’idea dei gruppi salafisti, come Jaish al-Islam o Jaish al-Uma, è di sradicare i cristiani dalla «ummah islamica», come dice il Comitato popolare di resistenza, perché sottoporrebbero la gente di Gaza a un’influenza «pro occidentale e antislamica».

Il governo di Hamas, anche se formalmente si dichiara contrario, di fatto ha finto di arrestare qualche colpevole per poi rilasciarlo immediatamente senza accuse formali. Così accadde per i due sospettati dell’attentato all’Ymca appartenenti a Jaish al-Islam. Non c’è punizione per chi attacca i cristiani.

Le persecuzioni nascono da un processo di islamizzazione nella società. Il Comitato popolare di resistenza fu fondato da ufficiali di Al-Fatah>>.


Fonte: Fiamma Nirenstein per "Panorama" - 23.12.08

Questo, dunque, il desolante quadro della situazione dei cattolici nei Territori amministrati dall'Autorità Palestinese e da Hamas.

Ci sia aspetterebbe una presa di posizione dai vertici di quella chiesa, invece ecco quali sono le preoccupazioni del Patriarca Latino di Gerusalemme:



Latin Patriarch of Jerusalem...



<<The Holy Land's top Roman Catholic cleric assailed Israel's blockade of the Gaza Strip and urged Palestinians to heal their political rift in his first Christmas message on Tuesday. 

Latin Patriarch Fouad Twal traveled to Gaza earlier this week to pray with the tiny Christian minority there, and used a news conference in Jerusalem on Tuesday to draw attention the plight of the territory's residents.

Just as Bethlehem, Jesus' traditional West Bank birthplace, waited for him, "so are we awaiting a manifestation of the Savior's grace that will put an end to the occupation and the injustice, delivering us from those fears, hardships and internal divisions that beset this land," Twal said.

The Jordanian-born cleric became the top Catholic leader in the Holy Land in June and is the second Palestinian to hold the post.

Israel has kept Gaza's borders nearly sealed since early November in response to frequent rocket fire by Gaza terrorists. This has led to shortages of many basic goods and twice forced the United Nations to suspend food aid distribution to the strip's neediest residents. Most now rely on goods smuggled in through tunnels under the Gaza-Egypt border.

Some 4,000 of the 1.4 million Gazans are Christian. About 600 are Roman Catholic. 

Wearing a black robe and purple cap and flanked by other Catholic leaders, Twal called on the international community to reach a "just and final peace in the Holy Land," and encouraged Palestinians to seek political reconciliation.

Hamas violently seized control of Gaza in June 2007, creating dueling governments there and in the West Bank, which is ruled by Palestinian Authority President Mahmoud Abbas.

"We also call upon the Palestinians themselves to return to unity in the context of a recognized Palestinian legal structure, and in this way to spare the people the continuing and degrading siege," Twal said. 

Recent attempts to reconcile Hamas and Abbas loyalists have failed.

Twal also expressed concern about the Holy Land's Christian communities, saying their presence is threatened by emigration and political instability.

The Palestinian Christian population in the Holy Land has fallen below 2 percent in the West Bank, Gaza and east Jerusalem - down from an estimated 15 percent in 1950.

Twal also prayed for the people of Iraq, saying foreign military occupation had turned the country into "a jungle of chaos, violence and terrorism.">>
 
Fonte:  AP per "Jerusalem Post" - 23.12.08

politica estera
A Gilad Shalit: dopo la cittadinanza parigina quella romana!
22 dicembre 2008

Finalmente anche la sonnacchiosa Italia si muove. Dopo Parigi è Roma che, accogliendo la proposta del Presidente della Comunità Ebraica, ha concesso la cittadinanza onoraria a Gilad Shalit.

Per una volta piace notare che il Campidoglio non si limita all'esposizione di gigantografie di solidarietà, come nel caso delle 'due Simone' prigioniere dei terroristi, ma si preoccupa anche di un israeliano anch'egli nelle mani di terroristi e da oltre 911 giorni.

Come nel caso di Parigi è, ovviamente, un gesto simbolico, ma rappresenta il riconoscimento di una tragedia in atto alla quale si auspica possa essere messo fine al più presto, anche se le ombre di un non improbabile conflitto tra Israele ed Hamas, che proprio oggi ha rotto la tregua di 24 ore lanciando missili verso il Negev, non sembrano certo dileguarsi. 




gilad-shalit.jpg

                                                  Gilad Shalit

                                 Fonte: Focus on Israel



<<Raccogliendo la proposta fatta dal presidente della Comunità ebraica di Roma, Riccardo Pacifici, che lo aveva invitato a seguire l'esempio del sindaco di Parigi Bertrand Delanoë, Gianni Alemanno ha deciso di conferire la cittadinanza onoraria della Capitale a Gilad Shalit.

«Mi sembra un'ottima idea dare la cittadinanza romana al soldato israeliano catturato da Hamas, Gilad Shalit — ha detto il sindaco di Roma — Volevamo dare un segnale di solidarietà alla comunità».

Alemanno nel pomeriggio di ieri è intervenuto alla cerimonia di accensione del candelabro a Piazza Barberini per la festa di Hanuccà, la «Festa delle luci».>>



Fonte: "Corriere della Sera" - 22.12.08


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CULTURA
Festività ebraiche: Chanukkà
21 dicembre 2008

 

                                                Moshe Maurer, Channukà
                                     
Oggi, 24 Kislew, ricorre la Vigilia di Chanukkà, la Festa delle Luci.

La festa di Chanukkà, tra tutte le antiche ricorrenze ebraiche, è l'unica che non affondi in qualche modo le sue radici nella Bibbia e nei suoi racconti: è una festa stabilita dai Maestri del
Talmud
e ricorda un avvenimento accaduto in terra d'Israele, nel 168 a.e.v. Antioco Epifane di Siria -ottavo re della dinastia seleucide, erede di una piccola parte dell'Impero appartenuto ad Alessandro Magno- voleva imporre la religione greca alla Giudea.

Le mire di ellenizzazione furono contrastate ed impedite da Mattatià, un sacerdode di Modin della famiglia degli Asmonei che, insieme ai suoi sette figli, diede avvio alla rivolta.

Chanukkà è conosciuta anche come la festa del miracolo dell'olio: quando dopo una strenua battaglia , il 25 di Kislev di tre anni dopo (165 a.e.v.), il Tempio fu riconquistato, si doveva procedere alla riconsacrazione. 

Nel Tempio però fu trovata una sola ampolla di olio puro recante il sigillo del Sommo Sacerdote. Per la preparazione di olio puro (viene considerato olio puro quello raccolto dalle prime gocce della spremitura delle olive) occorrevano otto giorni.

Nel trattato talmudico di Shabat (21b) leggiamo del grande miracolo che occorse: l'olio che poteva bastare per un solo giorno, fu sufficiente per otto giorni, dando così la possibilità ai Sacerdoti di prepararne dell'altro nuovo. 

In ricordo di quel miracolo, i Saggi del
Talmud
istituirono una festa di lode e di ringraziamento al Signore che dura appunto 8 giorni: Chanukkà che letteralmente significa "inaugurazione".

La prima sera della festa si accende un lume su un candelabro speciale a nove bracci, e ogni ser, per otto giorni, se ne aggiunge uno in più, fino a che l'ottava sera si accendono otto lumi.

Uno dei precetti relativo alla festa è quello di "rendere pubblico il miracolo", per questo si usa accendere i lumi al tramonto o più tardi, quando c'è ancora gente nelle vie, vicino alla finestra che si affaccia sulla strada, al fine di rendere pubblico il miracolo che avvenne a quel tempo.

Negli ultimi anni nelle grandi piazze di alcune città italiane. si issa un'enorme
Chanukkà
i cui lumi vengono accesi in presenza di numerosi intervenuti.

Fonte: UCEI






Per tradizione durante Chanukkà ci si scambia doni e si mangiano dolci tipici della festa, come le fettine di mele fritte cosparse di zucchero e cannella o i latkes israeliani (in Italia per tradizione sulla tavola troviamo riso all'uvetta, pollo fritto e "precipizi" (torrone di origine anconetana). I bambini giocano con le dreidl, termine yiddish che indica la tradizionale trottola a quattro facce. Su ogni faccia delle dreidl, che per l'occasione troverete anche al Museo, c'è una lettera ebraica: nun, ghimel, he, shin che racconta la storia in quattro segni: nes gadol haia sham (lì è avvenuto un grande prodigio).

Fonte: Museo Ebraico Bologna


Agli amici ebrei, ovunque essi siano, auguri di un felice Chanukkà!

"Chag Chanukkà Sameach!"



chanukkia-italsynagoga

Sinagoga di Casale Monferrato, Chanukkà

Fonte: http://www.menorah-sweden.com/artiklar/jerusalem.00-nr3s20.html





Berlin, Charlottemburg Chanukkà 2007

Fonte: http://www.petrapau.de/aktuell/news_0712.htm


T.E.A.M. - The Energy Alternative Menorah


                          The Menorah with a Message for our Time


Jerusalem Stone Menorah

                                           Jerusalem Stone Menorah


                                           Fonte:http://www.museumoftolerance.com/

<<Vi sono tanti significati nella celebrazione di Chanukkà, che si mescolano ed emergono con diverso rilievo, secondo lo spirito del momento e le sensibilità. In questi giorni può diventare anche la festa dei regali e delle lucine che si accendono e si spengono a intermittenza, o la festa della pace e della luce.

Non bisogna dimenticare che Chanukkà è essenzialmente festa di resistenza e di recupero di valori originari, di purificazione e nuovo inizio, come il nome stesso di Chanukkà (=inaugurazione) suggerisce.
 
La storia di questa festa è una grande sollecitazione a pensare ai continui sbandamenti del popolo ebraico, insoddisfatto della sua tradizione, alla perenne ricerca di qualsiasi cosa che sia esterna, seducente, sostitutiva e alternativa; e alla necessità di riproporre il modello tradizionale.

Se questa risposta, qui da noi, sia espressione di "una pesantissima mentalità da ghetto che dimentica il profetismo messianico", un "irrigidimento del rabbinato italiano" che "finirà per condurre a un lento azzeramento dell'ebraismo italiano" (come ha dichiarato un autorevole commentatore ne Il Foglio del 20.12.2008) è cosa su cui bisogna discutere>>.


   Riccardo Di Segni, rabbino capo di Roma


Fonte: UCEI - 22.12.08


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politica estera
Dopo la fine della 'tregua': da Gaza escalation di attacchi a Israele
20 dicembre 2008

Si può pensare tutto ciò che si vuole, ma resta incontestabile il ritmo col quale Hamas tende a far salire la tensione nell'area del Negev colpendo ripetutamente aree abitate da civili e complessi residenziali o produttivi.

La giornata odierna è cominciata con una tempesta di missili e colpi di mortaio ed è proseguita con una intensità che non fa certo ben sperare fino a tarda sera.

Certo: non si tratta di una novità, gli attacchi spregiudicati e spregevolmente insensati, a Sderot ed agli altri centri israeliani è un fatto che si ripete da giorni e che ha caratterizzato anche il periodo della cosidetta 'tregua'.

Vengono nuovamente in luce vita e le difficoltà dei civili mentre altri si preoccupano unicamente di sottolineare le ristrettezze in cui versa la popolazione di Gaza (del resto del tutto relativa visto che, è notizia proprio di oggi, che un'autobotte da 50.000 litri destinata a rifornire di benzina i contrabbandieri dei tunnel è esplosa in Egitto), trascurando la disperazione che devono, nonostante la forza che manifestano, provare coloro che si trovano ad abitare la Gaza Belt. Quel luogo infernale dove non si può nè vivere nè lavorare (è dei giorni scorsi la notizia di cecchini che hanno sparato, fortunatamente senza colpirlo, ad un agricoltore di un kibbutz).

Tutto questo lo si intende riproporre qui come testimonianza non solo di un legame con la gente di Israele sottoposta a questa vera e propria tortura, ma come volontà di indicare che nessuna società civile che sia tale può permettere la prosecuzione di questo stato di cose senza rinnegare i valori che sono alla base della convivenza. Gli stessi che, evidentemente, per Hamas, sono trascurabili... 
 

 
 


                   Qassam landing site near Sderot factory 
                  
                   Photo: Amir Cohen

<<Quattro razzi Qassam sono stati sparati in serata dal nord di Gaza sabato verso la città di Sderot, nel sud di Israele. Non ci sono, per ora, erano rapporti relativi a feriti o danni materiali.

Uno dei razzi ha colpito il cortile di una fabbrica locale, ma non ha provocato danni. Un altro razzo ha colpito un'area vicina ad un kibbutz dello Sha'ar Hanegev Regional Council, mentre il terzo è atterrato vicino alla barriera di sicurezza che separa Israele dal territorio controllato da Hamas. Il luogo dove è caduto il quarto Qassam deve ancora essere individuata

L'attacco a Sderot è avvenuto circa alle 19:30 pm; le forti  esplosioni sono state sentite nella città.

Le  al-Quds Brigades, ala armata della Islamic Jihad si è attribuita la responsabilità della serie di tiri sostendo che l'offensiva è stata lanciata come rappresaglia "delle continue aggressioni" e "i crimini dell'occupazione" di Israele.

Alle 9:30 pm un altro razzo Qassam sparato da Gaza è atterrato in un'area aperta del Sha'ar Hanegev Regional Council. Anche in questo caso non vengono segnalati feriti o danni.

Almeno 15 Qassams and 26 colpi di mortaio sono stati sparati durante la giornata odierna verso la regione del Negev occidentale.
 
Nel tardo pomeriggio si è avuta una raffica di tiri di mortaio e un razzo è caduto nei pressi di un kibbutz situato nei limiti del Shaar HaNegev Regional Council.


               

                    Sderot residents in fortified room

                    (Photo: Amir Cohen)






                     Qassam landing site at Negev kibbutz 

                     Photo: Amir Cohen

Il centro giovani del kibbutz è stato danneggiato, ma non si registrano feriti tra i residenti ai quali è stato detto di restare nelle 'stanze fortificare'. Un certo numero di finestre risuta danneggiato.

Oltre a questo 12 colpi di mortaio sono stati tirati vicino alla barriera di sicurezza presso l'Eshkol Regional Council.

Alle 5:20 pm un ulteriore razzo è stato sparato verso il Shaar HaNegev Regional Council. Varda Goldstein, un residente del kibbutz colpito dal 'barrage' ha dichiarato a Ynet che "il Color Red alert è suonato e noi siamo corsi nelle 'camere fortificare' ed abbiamo sentito due esplosioni una di seguito all'altra".

 "Immediatamente dopo averne ricevuto l'ordine siamo corsi nei rifugi contro le bombe. Il nostro è un kibbutz non fortificato e i residenti hanno dovuto rimanere nei rifugi anti bombe per almeno mezz'ora. Attualmente ci è stato permesso di tornare nelle normali abitazioni, ma siamo ancora pronti a lasciarle (per tornare nei rifugi, ndr)". 



                 

                Damage to structure in Negev

              (Photo: Amir Cohen)
 

Come detto il 'barrage' ha causato danni a due strutture, una delle quali era un centro giovani che al momento veniva  come ufficio. Il secondo è una residenza privata. L'utilizzatore dell'ufficio, alla vista dei danni, è scopppiato a piangere spiegando che anche la sua casa era stata, in precedenza, danneggiata dai razzi. Un ufficiale responsabile dei soccorsi di emergenza ha detto a Ynet che il tetto dell'uficio è stato seriamente danneggiato.

Goldstein ha detto che l'atmosfera nel kibbutz è difficile da sopportare. "Negli ultimi tre giorni abbiamo capito che sta diventando molto pericolosa. C'è un po' di tensione nell'aria e parecchia gente se ne è andata per una settimana per cercare respiro in una diversa atmosfera". 

Alon Shuster, capo del Shaar HaNegev Regional Council, ha detto a Ynet che "quasta volta i colpi sembravano più precisi. Noi facciamo tutto il possibile per permettere che la vita scorra secondo ritmi normali, ma è chiaramente, in una situazione come questa è molto difficile".

In aggiunta due razzi hanno colpito una zona a sud di Ashkelon presso l'Hof Ashkelon Regional Council. Da quando i Palestinesi hanno smesso il cessate il fuoco hanno lanciato almeno 15 razzi verso il Negev occidentale. 

In risposta a questi attacchi missilistici, in mattinata, l'IDF ha lanciato un proprio missile verso una cellula incaricata del lancio dei Qassam. Fonti Palesi dicono che nell'attacco è stato ucciso un 'operativo' delle al-Aqsa Martyrs' Brigade>>. 


Fonte: libera traduzione di Piero P. da Ilana Curiel per "Ynet.news" - 20.12.08

Queste le notizie del pomeriggio e della serata, mentre, in mattinata...


                     Sappers examine remains of Qassam 

<<Residents of Israel’s Gaza-vicinity communities awoke to the sound of rockets landing near their homes on Saturday morning. At least 11 Qassam rockets and 16 mortars were fired by Palestinian groups towards the western Negev throughout the day.

The first four rockets were fired at around 8:50 am, while many local residents were attending synagogue. Deputy security officer for the Eshkol Council, Nicky Levi, told Ynet that the Color Red rocket alert system sounded throughout several communities in the morning hours.

Two of the rockets landed in open areas in the Eshkol Regional Council, one landed in the Shaar Hanegev Regional Council and the fourth landed just north of Gaza.  

A short while after the rockets landed the IDF struck in Beit Lahiya, killing one. Palestinian sources named the man killed as Ali Hijazi, and said he belonged to the Eiman Judeh squads, which are part of the Al Aqsa Martyrs’ Brigades - the military wing of Fatah.  

Palestinians reported the IDF struck again in the same area in northern Gaza not long after the first attack. Members of the Eiman squads were behind the Qassam attacks on Saturday morning.

Sources told Ynet that Hijazi is the brother-in-law of Abu Khalen Hijazi – the commander of the squads, and further added that he was supposed to be married on Sunday. 

Ophir Leibstein, a resident of one of the kibbutzim belonging to the Shaar Hanegev Council, told Ynet: “I heard an explosion, but luckily it wasn’t too close to us. There’s too much tension in the air now that the lull has ended, but not much more. Beforehand there wasn’t really a lull either.” 

Several hours later Gaza groups fired another five Qassam rocket and two mortar shells. One rocket landed in an open area in the town of Sderot, one near the Shaar Hanegev industrial zone, two in the Hof Ashkelon Regional Council, and one rocket and the two mortars landed in open areas in the Eshkol Regional Council. 

A community located in the Sha'ar Hanegev Regional Council was hit by a rocket as well as a number of mortars. A building, which was empty at the time of the attack, was slightly damaged, as were a few homes nearby. Residents were instructed to remain in secure rooms.

Another rocket, launched at around 3:30 pm, landed in an open area in the Eshkol Regional Council. A short while later a number of mortars fired from northern Gaza landed in a kibbutz located in the Sha'ar Hanegev Regional Council. There were no reports of injuries.

 Hamas' armed wing, the Izz al-Din al-Qassam Brigades, claimed responsibility for the attack.

 Later in the evening 12 mortars fired from northern Gaza landed near the security fence separating Israel from the Strip, within the limits of the Eshkol Regional Council. There were no reports of injuries.

There were no reports of injury or damage. Since the expiration of the lull between Israel and the armed groups in Hamas-ruled Gaza, 15 rockets have been fired>>.

Fonte: Ilana Curiel con Ali Waked and Efrat Weiss per "Ynet.news" 20.12.08 

CULTURA
Israele: ritrovato antico siclo tra gli 'scarti' di scavi musulmani
19 dicembre 2008

Decisamente per gli archeologi Israele è un terreno di scoperte senza fine. Oggi si ha notizia del rinvenimento, nel corso di una campagna di 'setacciamento' di resti scavi abusivi compiuti dall'Autorità Musulmana (la Waqf)  che ha la custodia del Monte del Tempio, di un'antica moneta da mezzo siclo.

La cosa appare importante almeno sotto molteplici aspetti: da un lato testimonia, trattandosi di una moneta ebraica coniata in loco, che -nonostante le demenziali affermazioni provenienti anche dall'Autorità Palestinese- il Tempio è effettivamente esistito ed è stato presumibilmente distrutto dal fuoco come testimoniano le bruciature riscontrate sulla moneta.

In secondo luogo si tratta di un pezzo con un valore che si ritrova citato in uno dei Libri, l'Esodo, e del quale è conosciuta la funzione (permettere l'acquisto di quanto occorreva per i sacrifici pubblici).

Infine, ma fatto non irrilevante, il ritovamento sottolinea la superficialità con la quale la Waqf (che tanto spesso si lamenta per i comportamenti degli israeliani, si pensi ad esempio al putiferio sollevato per il rifacimento della passerella che porta alla sommità della Spianata delle moschee) esegue i lavori nell'area che le è certamente affidata, ma che si vorrebbe fosse rispettata anche per quanto attiene al rinvenimento di reperti attinenti ad altre religioni. 
 

Quale ultima osservazione si può notare come una ulteriore moneta ritrovata nel corso del 'setacciamento' faccia riferimento alla ri-dedicazione del Tempio dopo che Antioco IV l'aveva saccheggiato e profanato. Ed è proprio a questa nuova dedicazione che sembra potersi collegare la nascita della prossima festività di Channukà. Quasi una sorta di ricongiungimento 'fattuale' tra il passato e il presente nella storia del popolo ebraico.



                             Prof. Gavriel Barkay and volunteer Omer Ya'ari

                            (photo: Ze'ev Radovan)










The half shekel coin discovered by 14 year-old Omri Ya'ari in dirt from the Temple Mount.
(Ze'ev Radovan)


                            Omer shows off his rare silver half-shekel find
                          
                           (photo: Ze'ev Radovan)


<<Una rara moneta da mezzo shekel, presumibilmente coniata nel 66 o 67 C.E., è stata scoperta da un ragazzo di 14 anni Omri Ya'ari che, come volontario, stava setacciando resti di sporcizia del Temple Mount a Gerusalemme. La moneta è la prima proveniente dal Temple Mount.

Per il quarto anno, archeologi e volontari stanno setacciando la sporcizia scavata dal Waqf, l'autorità Musulmana incaricata dellla custodia del Temple Mount, in un progetto non autorizzato nel 1999. Lo scavo ha provocato un danneggiamento molto vasto ed irreversibili danni archeologici degli antichi strati della montagna. Il Waqf ha trasportato la sporcizia scavata in camion in un'altra posizione, a Emek Tzurim. 40.000 volontari finora hanno partecipato al progetto di setacciamento, alla ricerca dei manufatti archeologici, sotto la guida del Dott. Gabriel Barkay e Yitzhak Zweig.

Il progetto è patrocinato dalla Bar Ilan University ed è sostenuto dalla  Ir David Foundation con l'assistenza dell'Autorità dei Parchi Nazionali.

La moneta da mezzo shekel è stata coniata per la prima volta durante la grande sommossa contro i Romani. Il fronte della moneta è decorato con un ramo di tre melograni e delle antiche lettere ebraiche che permettono di leggere "holy Jerusalem". Dall'altro lato, le lettere dicono "half shekel".

La moneta che è stata trovata nel progetto di setacciamento, benchè appaia ben conservata, mostra qualche danno causato dal fuoco. Gli esperti ritengono che si tratti dello stesso incendio che ha distrutto il Secondo Tempio nel 70 C.E. 

Il Dott. Gabriel Barkay ha spiegato che "la moneta da mezzo shekel veniva usata per pagare le tasse del tempio… Le monete, apparentemente, sono state coniate al Temple Mount stesso dalle autorità del Tempio".
 
La tassa di mezzo shekel è menzionata nel libro dell'Esodo (parte Ki Tisa), dove si ordina ad ogni ebreo di contribuire con la metà uno shekel al Tempio, ogni anno, allo scopo di permettere l'acquisto di quanto necessario per i sacrifici pubblici.

Il Dott. Barkay ha aggiunto che "questa è la prima volta che una moneta coniata al Temple Mount dallo stesso è stata trovata e proprio questo ne determina  l'immensa importanza, perché se monete simili sono state trovate in passato nel Quartiere Ebraico della Città Vecchia di Gerusalemme così come a Masada, sono estremamente rare in Gerusalemme".

Finora, circa 3.500 monete antiche sono state scoperte nel setacciamento della sporcizia del Temple Mount, spesso varianti di monete coniate durante l'era Persiana e fino a quella Ottomana.

Una importante scoperta archeologica supplementare nel progetto di setacciamento è stata un'altra moneta ben conservata, coniata fra il 175 e il 163 B.C.E. da Antioco IV Epiphanes, contro il quale gli Hasmoneans si sono rivoltati. Questa sommossa ha determinato la ri-dedicazione del Tempio dopo che Antioco si era appropriato dei tesori del Tempio e vi aveva collocato degli idoli. La moneta mostra l'immagine di Antioco il re dei Seleucidi.>>




                             Coin minted during reign of Antiochus IV

                           
(photo: Ze'ev Radovan)

Fonte: libera traduzione di Piero P. da Nadav Shraqai per "Haaretz" - 19.12.08


The Temple Mount Sifting Project welcomes visitors during the Chanukah holiday vacation and at other times. The site may be reached by way of the access road along the western slope of Mount Scopus toward the Ein Tzurim National Park, and is open Sunday through Thursday, 8:00 a.m. to 4:00 p.m., and Fridays from 8:00 a.m. to 1:00 p.m.

Fonte: "Arutz Sheva" - 21.12.08


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permalink | inviato da Piero P. il 19/12/2008 alle 22:34 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
politica estera
ONU: protesta israeliana per lo squallido show di Shalit organizzato da Hamas
19 dicembre 2008

Un solo soggetto: Gilad Shalit e due prese di posizione che più diverse non potrebbero essere hanno caratterizzato quest'ultimo lasso di tempo. 

Da un lato l'Ambasciatrice Israeliana alle Nazioni Unite Gabriela Shelev ha duramente condannato, di fronte al Consiglio di Sicurezza, l'orrendo e volgare spettacolo che si è tenuto a Gaza in occasione dei festeggiamenti per il 21° anniversario di Hamas e che ha visto proprio Gilad Shalit, 'interpretato' da uno dei terroristi del movimento eversivo, offendere non solo il soldato israeliano, ma la sua famiglia, Israele e tutti coloro che, nel mondo, hanno a cuore il rispetto della dignità umana in qualunque situazione.

Una presa di posizione che, non solo si colloca in un momento nel quale Israele è continuamente fatta segno da tiri di missili Kassam e di mortaio e, di fatto, alla vigilia della rottura di quella tregua che tale non è mai stata in realtà, ma intende porre in rilievo le caratteristiche peculiari di inumanità di Hamas.


Una denuncia che nonostante la pusillaminità e la debolezza dell'ONU non potrà essere evitata per i suoi palesi contenuti che vanno proprio contro lo spirito che ha portato alla nascita delle Nazioni Unite.

Di 'taglio' del tutto opposto è la seconda notizia: a Gilad Shalit è stata conferita la cittadinanza onoraria di Parigi.
 
Indubbiamente si tratta di un atto meramente formale, tuttavia non si possono trascurare le eventuali ripercussioni che potrà avere nel mondo Arabo, tenuto conto che prorio in questi giorni il Presidente Francese Nicolas Sarkozy sta svolgendo una serie di incontri con i leaders del Medio Oriente nell'ambito degli sforzi tesi a riportare la pace in quella lacerata regione.

Non poi irrelevante la considerazione che Gilad Shalit posside, oltre a quella israeliana, anche la cittadinanza francese fatto che rende i transalpini decisamente più coinvolti nella vicenda.



   Un momento dello squallido show di Hamas con un terrorista nelle vesti di Gilad Shalit 
            Photo: Reuters

<<Protesta diplomatica: L'Ambasciatore di Israele alle Nazioni Unite, Gabriela Shalev, ha condannato, ieri, durante la sessione del Consiglio di Sicurezza, il movimento Hamas. La Shalev ha espresso il proprio shock per quanto accaduto durante le celebrazioni del 21° anniversario di Hamas, che hanno visto un membro del gruppo fare la parte del soldato israeliano rapito Gilad Shalit.

"Come essere umano - e come madre - sono inorridita per quello che ho sentito in un raduno avvenuto nel centro di Gaza", ha detto, aggiungendo che "150.000 persone si sono riunite e si sono divertite per uno show che ha deriso la miseria di Gilad Shalit, la sofferenza della sua famiglia e la pietà della gente di Israele e della gente di tutto il mondo".

"Noi ci apettiamo che la comunità internazionale faccia del suo meglio per portarlo al sicuro a casa", ha detto la Shalev. "In questo stesso momento il caporale Gilad Shalit è rimasto in cattività, nelle mani di Hamas per 910 giorni e notti", ha detto. 



                             L'Ambasciatrice Israeliana alle UN Gabriela Shalev 

                                     Photo: Shahar Azran


Invitando il Consiglio di Sicurezza a contribuire allo sviluppo del processo di Annapolis, Shalev ha detto che Israele, da parte sua, lo sostiene. Tuttavia, ha messo in luce come proprio nello stesso giorno in cui i membri del Consiglio votavano l'iniziativa, che 11 razzi sono stati tirati contro Israele.

"Solo ieri ben 25 razzi sono stati sparati da Gaza in Israele, uno dei quali ha colpito l'ingresso un supermercato affollato", ha detto.

Shalev inoltre ha sottolineato come Israele sia "completamente impegnato nel processo di pace", ed ha espresso la sua speranza per un progresso sulla fronte della pace per il 2009.

"Speriamo che l'anno 2009 ci permetta di far avanzare la causa di pace nella nostra regione", ha detto. "La pace rimane l'obiettivo principale per lo Stato di Israele".

"Tuttavia, molto lavoro rimane da fare per costruire una efficace capacità Palestinese per completare l'assunzione di responsabilità da parte dei Palestinesi", ha detto la Shalev. "L'attività terroristica continua nella West Bank e rimane una minaccia per Israele che richiede di essere affrontata congiuntamente".>>

 
Fonte: libera traduzione di Piero P. da Yitzhak Benhorin per "Ynet.news" - 19.12.08

Intanto a Parigi...

<<
La cittadinanza parigina onoraria è stata concessa al soldato rapito dell'IDF - il sergente Gilad Schalit, martedì, su iniziativa del MP Claude Goasguen, che è inoltre sindaco del sedicesimo arrondissement (comune) di Parigi.

I membri del Consiglio della città hanno votato all'unanimità la proposta.

In un'intervista col "Jerusalem Post" , giovedì, il padre del soldato, Noam Schalit, ha detto di essere stato "piacevolmente sorppreso per la decisione, particolarmente quando ha appreso che ogni membro del consiglio di città aveva approvato l'idea."
 
"Penso che questo sia un passo importante e che Hamas capisca il messaggio", ha aggiunto.

Durante una conversazione telefonica con l'Ambasciatore Francese in Israele, Jean-Michel, il Ministro degli Esteri Tzipi Livni ha, inoltre, salutato positivamente l'iniziativa.

"Atti come questi, che sono presi dalla comunità internazionale, trasmettono un messaggio importante di identificazione con la gente di Israele ed un messaggio non meno importante ad Hamas sul fatto che le sue azioni non sono accettate dalla comunità internazional", ha detto la Livni.
 
A seguito dell'annuncio, la French association Liberté pour Gilad (Freedom for Gilad), guidata dall'ex ministro Francese Simone Veil, ha pubblicato la seguente dichiarazione: "Vorremmo ringraziare calorosamente il sindaco di Parigi Bertrand Delanoë insieme a tutti i membri del consiglio di città, per questo impegno, che mostra come la democrazia non stia mai ferma di fronte alla barbarie".>>

Fonte: libera traduzione di Piero P. da Michael Blum per "Jerusalem Post" - 18.12.08

Captured IDF soldier Gilad...

                                     Captured IDF soldier Gilad Schalit.
                                         Photo: Courtesy
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